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Curriculum e fil rouge

spiaggia  Sono nato il 02/09/49 da genitori emiliani a Valencia in Venezuela, paese che amo e dove sono vissuto fin all’età di 13 anni.

 Il 1/7/1975 in una giornata di caldo asfissiante, mi sono laureato in medicina e chirurgia presso l’Università di Roma La Sapienza con 110/110 e lode.

 Quattro anni dopo nel 1979 presso l’università cattolica di Roma, con voto di 70/70 ho conseguito la specializzazione in ostetricia e ginecologia.

 Negli anni della specializzazione ho lavorato per un anno in Kenya nell’ospedale di Gaichanjiru, avendo la responsabilità dell’ostetricia, della ginecologia, della chirurgia e medicina donne (si accontentavano di poco...). Questa collaborazione era all'interno di un progetto di cooperazione internazionale portato avanti dal nostro Ministero degli Esteri. Era un ospedale in cui mancava la luce; questa era infatti prodotto da un generatore alimentato a gasolio che alle 20 veniva spento. In caso di intervento urgente dopo quell'ora era necessario riattivare il generatore prima di aprire la sala operatoria.

bambino

Il classico ospedale tropicale, come lo possiamo immaginare: aiuole fiorite, tetto di ondulato di alluminio dipinto di rosso, camerate a sei letti (tutte rigorosamente .... senza bagno), dipinte con colori sgargianti, scelti da una “commissione locale”, colori che non ho mai più visto dopo e che penso che esistano solo in un altro universo. Umanità dolorante ma con una enorme dignità, bambini uguali ai nostri ma con la capacità di giocare con un palla di stracci sentendosi come Pelè e di morire poi per la mancanza di un vaccino.

Gaichanjiru: posto e gente che amo ricordare e che devo ringraziare per avermi insegnato ad essere medico e ad accettare i miei limiti ed i limiti della medicina. Come loro hanno accettato i miei.

Nel corso dell’ultimo anno della scuola di specializzazione ho lavorato per alcuni mesi nell’ospedale di Frascati e successivamente a Valmontone dove ho imparato a mangiare le arance condite con olio, sale e pepe dato che era l‘unica frutta che veniva servita per cena dalle suore dell’ospedale.

Alla fine del 1979 sono entrato all’ospedale Fatebenefratelli – Isola Tiberina dove sono rimasto fino al 2001. 

La mia frequentazione con l’Isola era però iniziata ben prima, durante il 4° anno del corso di laurea in medicina. In quegli anni ero capo scout e avendo intenzione di svolgere il servizio militare come medico in un paese in via di sviluppo ero venuto in contatto con Romano Forleo, mio maestro e uno dei padri nobili dell’ostetricia e ginecologia non solo romana. Avevo dunque chiesto a lui la possibilità di frequentare il reparto di ostetricia per impratichirmi nella “nobile arte dell’assistere i parti” evitando così di aumentare .... la mortalità neonatale dei paesi in via di sviluppo. Così la frequentazione divenne rapporto stretto e continuativo. Sono stati anni importanti per la mia formazione e crescita personale. Andavo, ad esempio, spesso a Genova, dove ho conseguito nel 1987 la mia seconda specializzazione in fisiopatologia della riproduzione umana con voto di 50/50 con lode. La tesi di specializzazione fu “il papà in attesa”, tesi che sarebbe diventata di lì a poco dopo un libro, “il papà in attesa” appunto, scritto con Romano Forleo ed edito dalle Edizioni Paoline. Questo libro fu il primo scritto da autori italiani e per un pubblico italiano e non semplicemente una traduzione e/o adattameno di testi anglosassoni sul “Fathering”, l’essere padri. Questo tema era inserito all’interno di una più generale domanda di umanizzazione dei luoghi di cura e soprattutto di tutto quello che ruotava intorno all’evento parto. “Non il parto a casa ma la casa in ospedale” era il motto della filosofia che portavamo avanti in quegli anni.

Connecticut University in USANel 1988, la “fulminazione endoscopica”. Grazie alla mia lingua madre, lo spagnolo, ho avuto la possibilità di frequentare un centro, ancora oggi all’avanguardia nel campo dell’ostetricia e ginecologia: l’Istituto Dexeus di Barcellona. Lì ho avuto la fortuna di conoscere il mio maestro endoscopista Ramon Labastida che mi introdusse a questa tecnica che ancora oggi pratico e che considero come una tecnica “amica delle donne” dato che ha ridotto drasticamente il numero degli interventi di asportazione dell’utero. Altra tappa importante nella mia formazione endoscopica è stata la frequenza nel centro di endoscopia diretta da Ignacio Cano, fondatore della società spagnola di endoscopia ginecologica, presso il centro di medicina materno-fetale dell'ospedale di Malaga. Parallelamente, dalla fine degli anni ’80, si concretizzano una serie di attività accademiche sia in Italia che all’estero: “visiting professor” dal 1989 al 1991 all’Università di Caracas ( Venezuela), tra l‘altro dove mio padre aveva validato la sua laurea italiana. Docente nel corso di perfezionamento dell’università di Roma e Milano in laparoscopia operativa. Docente di ostetricia e ginecologia nella scuola infermieri dell’Ospedale Fatebenefratelli dagli anni accademici 1984-85 fino a 1990-91. Docente di endoscopia ginecologia presso la Scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Tor Vergata negli anni accademici dal 2004 al 2005. Docente a vari corsi in Spagna (Malaga, Lugo, Cadiz e Barcellona) di isteroscopia e laparoscopia, spesso con interventi in diretta dalla sala operatoria. Santo Domingo nel 1994. Tale attività è poi continuata anche negli anni successivi, ad esempio, nel 2006 c/o Connecticut University in USA. 

il dottor Humberto Zanetti in AfricaNel 2001 ho lasciato la “mamma” Fatebenefratelli accettando la sfida della responsabilità all’Aurelia Hospital, dove sono ancora oggi.

Nell’ultimo decennio sono continuate le collaborazioni internazionali anche in Africa.

Nel 2006 ho effettuato una missione di un mese per conto dell’ONU nell’Ospedale della Diocesi di Kandi in Benin, al fine di valutare l’idoneità di questo ospedale a ricevere dei fondi per un suo ampliamento. Negli stessi giorni ho svolto un corso di aggiornamento per ostetriche e infermiere sulla patologia della gravidanza.
Nell’’area geografica di cui il Benin fa parte, comprendente anche Nigeria, Togo, Ghana, Congo e Camerun, è presente un fenomeno drammatico che è in parte diminuito grazie all’azione di contrasto dei governi locali. Mi riferisco agli “enfants-sorcieres”, i bambini-stregoni. In base a certe credenze se un bambino è albino, orfano, nascendo tocca la terra prima con la mano destra, o presenta delle malformazioni si ritiene che sia portatore di un maleficio e nella migliore delle ipotesi viene allontanato se non ucciso. Molto ci sarebbe da dire ma scrivetemi eventualmente nel blog se siete interessati all’argomento.
Per terminare, ma qualcuno dice per il momento...., nel 2012 ho conseguito la mia terza specializzazione in Psicoterapia cognitivo-comportamentale, ottenendo l’iscrizione nell’albo degli psicoterapeuti, con una tesi sul linguaggio non-verbale nella comunicazione medico-paziente.

Cosa c’entra il fil rouge?

fil rougel termine fil rouge era usato nel 17° secolo per indicare un filo, rosso appunto, che veniva messo all’interno delle cime usate dalla marineria inglese. In quel periodo, infatti, era piuttosto facile camuffare una nave: bastava cambiare bandiera e la nave dei pirati diventava nave francese o inglese, etc. La presenza del filo rosso permetteva invece di garantire la nazionalità inglese del vascello. Questo termine, nel tempo, ha acquisito il significato di qualcosa che non solo dura nel tempo, ma che  rappresenta anche un elemento di continuità. In fondo è questo “fil rouge” della nostra vita quello che ci da l’impressione di essere sempre la stessa persona. Ognuno di noi ha il suo filo rosso, quelle caratteristiche che gli sono proprie e che non cambiano nel tempo. Guardandomi indietro mi sembra di poter dire che il mio fil rouge professionale è stato quello di cercare di coniugare tecnica e aspetti psicologici e relazionali della professione. Spero di esserci riuscito, certamente ci ho provato.