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GRAVIDANZA | Gli aspetti psicologici


Finora abbiamo parlato solo degli aspetti coinvolgenti la donna dato che è proprio l’organismo femminile quello sollecitato e perché…. nessun uomo vincerà mai il premio di cui abbiamo parlato. Parlando degli aspetti psicologici della gravidanza, non è però possibile separare gli aspetti psicologici da quelli relazionali che la donna ha con il proprio compagno, con colui con cui condividerà non solo gli aspetti di coppia ma anche quelli educativi dell’allevamento del bambino. Un piccolo aneddoto: una donna è in gravidanza e si sente molto depressa, tanto da essere continuamente soggetta ad episodi di nausea con vomito. Tutto questo le impedisce di cucinare ed il marito spesso esce a mangiare con gli amici. La domanda: la donna ha le nausee perché il marito va fuori a cena oppure il marito va fuori a cena perché la moglie con le nausee non cucina ? E’ evidente che i due fenomeni si autoalimentano. Perciò, seppur con una forzatura, distingueremo gli aspetti della donna da quelli del proprio compagno, tentando alla fine una sintesi facendo però anche una premessa prima di addentarci nel mondo affascinante della mente. E’ sempre molto difficile operare una distinzione tra cultura e natura, tra mondo in cui in cui camminiamo tutti i giorni con i suoi condizionamenti ed il mondo dell’influenza dei cromosomi e degli ormoni. Ne abbiamo parlato anche a proposito della menopausa, siamo contemporaneamente esseri razionali, ed “animali” il cui cervello contiene strutture cerebrali presenti anche nei rettili. Così è difficile dire se il comportamento è culturale o naturale: l’attaccamento materno nei confronti del bambino è culturale o naturale? Certamente lo troviamo in tutti gli animali superiori ma anche negli uccelli, ma la modalità di attuazione , di realizzazione quasi certamente è culturale. La paternità è naturale o culturale? Probabilmente è solo culturale; e basterebbe osservare che l’atteggiamento “paterno” è una acquisizione piuttosto recente nella storia dell’umanità. D’altra parte, come abbiamo già detto, è una discussione piuttosto inutile.

LA DONNA

E’ difficile riuscire a dare delle indicazioni esaustive su quanto succede a livello psicologico nella donna in poche righe. Può essere interessante vedere almeno per grandi linee cosa succede, a quali stress la gravidanza sottopone la donna e soprattutto quale sia la funzione di questo “lavorio”. Questo periodo rappresenta, infatti, per la donna un vero e proprio “terremoto” dove si sommano gli aspetti psichici e fisici, la necessità di imparare un nuovo ruolo, quello di genitore, e gli aspetti relazionali con chi si condivide la propria vita, il compagno, visto anche come futuro genitore. Pensiamo, anche, alla scelta che alcune donne devono fare tra gravidanza e carriera, risentimenti a volte presenti nella gestante sui cambiamenti che non debbono essere fatte dai compagni, .La gravidanza è stata vista come una potenziale fase di sviluppo della donna, ma anche come un periodo di stress capace di far precipitare una condizione di importante malessere psicologico, o di crisi. E’ di conseguenza importante che alcuni sintomi non siano minimizzati dalla donna o dai suoi parenti dato che possono essere la spia di una difficoltà a compiere questa maturazione. Sicuramente avrete sentito di alcuni drammatici casi riportati dalla cronaca e che hanno visto come protagoniste delle donne affette da depressione post-partum. Potremmo, dunque, paragonare la gravidanza ad un momento di passaggio, come l’adolescenza o la menopausa; in cui possono riaffacciarsi delle situazioni psicologiche non risolte: un periodo di vera e propria crisi. Ricordo che il termine crisi viene dal greco krino che vuol dire separare, scegliere, decidere e in sostanza indica un passaggio, un cambiamento, in genere irreversibile, tra due condizioni o stato. Secondo diversi psicologi, questa crisi è comune a tutte le donne che affrontano una gravidanza e rappresentano dei veri e propri punti di snodo che grazie a momenti di disequilibrio portano, in presenza di condizioni favorevoli, a nuovi e migliori equilibri, e alla assunzione di nuove capacità relazionali, in conclusione, ad una maggiore maturità. Questo momento, inoltre, porterà in superficie tutti conflitti non risolti, ad esempio, con le proprie figure genitoriali, e porterà ad abbandonare le precedenti vecchie soluzioni di comportamento che diventeranno non più valide. Si assiste dunque ad un riarrangiamento della propria vita che appare legato alla necessità di acquisire un nuovo ruolo, quello di madre, ed in cui profonda influenza hanno la relazione della gravida non solo con la propria madre ma anche con le altre donne della propria famiglia, come nonne, zie e sorelle, con cui si avevano relazioni importanti e significative e che diventano modelli alternativi di comportamento. In questo senso possiamo dire che la gravidanza non “cade” su un terreno vergine, ma in un terreno in cui sono già presenti delle relazioni che influenzeranno e saranno influenzate dalla gravidanza. Ed è interessante notare che i cambiamenti psicologici e relazionali che avvengono in questo periodo non sono passeggeri ma duraturi e persistenti. Questa crisi, nel senso di cui abbiamo parlato, può essere vista nella paura di quello che può succedere durante la gravidanza ed il parto, la preoccupazione dei cambiamenti del proprio corpo con relativa paura dell’accettazione del proprio partner, la fragilità emotiva con il pianto improvviso, e il conflitto posto tra la dipendenza dal figlio da una parte e le gioie e le aspettative della gravidanza dall’altro. Un ulteriore aspetto che è stato messo in evidenza dagli studiosi è che questo “lavorio” psicologico, con i cambiamenti relativi, portato avanti dalla donna è strettamente legato alla relazione che la donna avrà con il proprio bambino e soprattutto con la qualità del rapporto stesso; tanto che la situazione psicologica vissuta in gravidanza può in molti casi indicare la qualità dei futuri comportamenti materni. Non vorrei, tuttavia, che attraverso la descrizione che ho dato di questo periodo della gravidanza passasse il messaggio gravidanza = disastro psicologico. Il messaggio, invece, vuole essere un altro: abbiate pazienza con voi stesse, datevi il tempo necessario, e soprattutto se avvertite delle difficoltà particolari non vergognatevene e non abbiate paura di parlarne con vostro compagno, e con il vostro ginecologo. Il blog del sito è a vostra disposizione per condividere anche questi aspetti psicologici.

L'UOMO

L’uomo è, come è stato detto, quello “strano soggetto” che mette un po’ di materiale genetico e poi potrebbe anche sparire? Oppure ha una sua funzione, ad esempio, nei confronti dei figli e della coppia? Personalmente sono convinto (… per la cultura? Forse si) e non per motivi di sciovinismo maschilista che nella struttura della famiglia attuale formata da maschio, femmina e uno o più figli, la funzione del maschio sia molto più che procacciare risorse economiche. La paternità è un fenomeno secondario rispetto a quanto avviene nella donna. Nel maschio, da bambino, come è stato messo in evidenza già da Freud, esiste la necessità di sganciarsi dalla figura materna per trovare nella figura maschile di riferimento dei modelli di comportamento. Queste relazioni saranno importanti nell’acquisizione del ruolo paterno. E’ stato dimostrato, ad esempio, che i sogni dell’uomo tendono, durante la gravidanza della propria compagna, a cambiare di scenari: frequentemente essi contengono aspetti legati alla propria infanzia, ai rapporti con il proprio padre o altre figure maschili significative. Anche nell’uomo è stato descritto nella letteratura internazionale il precipitare di disturbi psicologici anche importanti che si visto essere dovuti a conflitti non risolti e quasi sempre legati alla propria infanzia. Periodi di abbandono, come un ricovero protratto nel tempo, rivalità con un fratello con una percepita svalutazione da parte di un genitore sono tutte esperienze capaci di rendere più critica l’esperienza dell’arrivo di un figlio, potendo far precipitare il maschio in un vero e proprio malessere psicologico, a volte anche grave. A questo si aggiunga che alcune volte possiamo registrare una vera e propria invidia nel potere della propria compagna di generare la vita, potere visto come magico. Anche negli uomini che non presentano disturbi psicologici prima della gravidanza, è comune il sentire un senso di incertezza e insicurezza che frequentemente continua anche oltre la nascita del proprio figlio. Anche nell’uomo possiamo, dunque, parlare di crisi che deve essere vista come un’opportunità di crescita e di maturazione. Frequentemente l’uomo accusa una serie di disturbi o mette in atto dei comportamenti che sono stati definiti “la sindrome della covata” (couvade syndrome) per similarità con alcuni comportamenti presenti in alcune società non industrializzate. In alcune tribu africane, infatti, l’uomo si lamenta delle doglie e dei dolori mentre la donna è in travaglio di parto. Per similarità appunto l’uomo si fa crescere la barba o si taglia i baffi, aumenta di peso, si lamenta di una serie di disturbi come mal di schiena, nausee vomito, difficoltà di digestione etc…. appunto la sindrome della covata. Un altro aspetto, messo in evidenza, è la difficoltà di alcuni uomini di “funzionare” anche in altri ambiti diversi: sono uomini capaci di essere ottimi compagni di vita ma hanno difficoltà anche solo a pensare di introdurre la genitorialità all’interno della coppia, genitorialità che vivono come una minaccia. Tale difficoltà può essere così grande da arrivare a negare che il bambino sia loro…. Tutti questi dati ci dicono che anche nell’uomo possiamo parlare di crisi, riarrangiamento etc. Situazioni di vita, compresa la stabilità economica, retroterra culturale e religioso, la possibilità di trovare supporto a livello familiare o personale, la qualità del rapporto coniugale, etc sono tutti aspetti che possono rendere meno gravoso superare questo periodo di crescita. Certamente, però, all’uomo mancherà la forte ed esclusiva esperienza della percezione del movimento del bambino dentro di sé, anche se potrà almeno in parte essere sostituita dal sentire il movimento del bambino attraverso la pelle della propria compagna.

La coppia: Tentiamo una sintesi. Se le premesse sono quelle che abbiamo tratteggiato prima, non deve dunque meravigliare se anche la coppia va incontro ad un periodo di ripensamento delle relazioni esistenti, nel passaggio, come è stato definito, ” dall’amore romantico all’amore di coppia aperta all’arrivo di una nuova persona”. Le difficoltà, infatti, che molte coppie avvertono nascono dalla errata percezione che il matrimonio sia uno stato, non considerando che esso è, piuttosto, un processo eternamente in divenire. Se la vita di coppia cambia continuamente, perchè continuamente cambiano gli “attori” , continuamente deve essere rinegoziato quello che è stato definito il contratto matrimoniale, vale a dire quello che siamo disposti a fare per l’altro e quello che ci aspettiamo dall’altro. Secondo alcuni studiosi, molte tensioni e incomprensioni nascono proprio dalla disillusione e dal risentimento di vedere il partner giocare una ruolo diverso da quello che si sarebbe voluto. Affrontare il tema dei cambiamenti a cui va incontro la relazione di coppia nelle varie fasi della vita ci porterebbe troppo lontano e se a qualcuno interessasse lo potremo affrontare nel blog oppure dedicandogli uno spazio maggiore. Limitandoci alla gravidanza, è evidente che la gestazione determinerà entrambi questi due aspetti, disponibilità e aspettative, a volte anche in modo estremamente significativo e con potenziali conseguenze drammatiche per la tenuta della coppia. La gestazione, infatti, imporrà ai due protagonisti una analisi approfondita, dato che richiederà una relazione che non potrà basarsi solo su affinità sociale, pochi interessi condivisi o la ricerca di un partner che risponda alle necessità riproduttive. Soprattutto nel momento in cui, con la gestazione, si impone una maggiore compartecipazione di vita. Sarà importante, dunque, che oltre alla scelta del passeggino o ai colori della cameretta del bambino i nostri 2 protagonisti trovino il tempo per fare frequentemente un “check up” della loro relazione avendo la capacità di condividere le loro emozioni e le loro aspettative.